Quello che voglio tornare a casa e scopare la moglie

1823Torno a casa dopo una settimana di lavoro estenuante. Finalmente è venerdì! Trovo mia moglie in bagno a fare la doccia. E’ splendida. E’ dolce, mi ama ed è un autentico schianto. Ha trentacinque anni, ma avendo molto tempo libero va spesso in palestra e si vede. E’ sempre stata bella, ma ora è più in forma che mai.
Mentre mi spoglio, la osservo con attenzione. Lei mi sorride e io ricambio, ma vorrei prenderla in questo stesso momento, farla mia con ardore, metterle il mio bel pisello dentro la fica. E’ girata di spalle, ora: l’acqua scendere sui lombi, si impenna sul culo avido di sesso, all’infuori, solido come una pietra, per poi infilarsi in mezzo, sfiorarle la passera che è gonfia, rilassata dal tepore.
Io sono un po’ più giovane di lei e sono egualmente prestante grazie agli anni di sport agonistico: calcio, kick boxing, nuoto. E non so perché, ma ho il cazzo sempre duro. Credo che sia merito di questa donna: ormai è parecchio che stiamo insieme, ma lei mi incendia di passione giorno dopo giorno. E non posso certo dire che sia una gran maiala. Voglio dire: la mia erezione perenne non è dovuta ai suoi numeri in camera da letto, perché è una donna tranquilla. Il sesso le piace, come a tutte, ma non è di quelle vacche che succhiano e risucchiano tutta la notte. D’altro canto se fosse una tipa del genere nemmeno mi fiderei. Lei mi tiene attivo perché è uno splendore, ha un corpo da urlo, è radiosa. E poi mi piacciono i suoi odori, i suoi difetti. Mi piace tutto di lei e ho voglia di farci l’amore 24 ore su 24. Forse non è il segreto per una convivenza felice, ma è un aspetto che senz’altro ha il suo peso. Altroché se ce l’ha.
“Cinzia, amore, cosa vuoi fare stasera? Vuoi uscire?” le chiedo quali sono le sue intenzioni. Magari è meno stanca di me e un giro potrebbe andarle a genio. Io vorrei solo montarla, seduta stante, tirarla fuori dalla doccia e possederla sul lavandino. Di quel che si farà non ho alcun interesse.
“Ho fatto la spesa. Vorrei coccolarti con una cenetta niente male. Per il resto, vediamo se ci va. Che ne dici?”
“Sei un angelo” le rispondo con gli occhi a cuore. Lo penso sul serio.
Le lascio mettere la crema e tutto il resto: preferisco andarmene o impazzisco. La conosco bene e so che se provassi a saltarle addosso in questo momento si stranirebbe.
A casa è un caldo tropicale. Resto a piedi nudi con dei pantaloni leggeri e una camicia finissima, leggermente aperta. Vado a curiosare in cucina, poi mi adagio sul divano.
Circa un’ora più tardi ceniamo. Non ci ha messo molto, per giunta mi ha lasciato riposare davanti alla tv. Cosa ho fatto per meritare una compagna del genere?
Dopo l’ottimo pasto, il vino rosso mi dà un po’ alla testa. Desidero farla mia! Mi danza davanti con un vestito leggero, senza reggiseno, e non c’è il segno delle mutandine, quindi deve avere uno di quei perizomi che mi mandano fuori di testa. Anche lei è rilassata per via dell’alcol e sembra parecchio vogliosa.
E’ lei stessa a trascinarmi in camera da letto. Io sono un po’ deluso perché avrei voluto scoparla lì, seduta stante. Il fatto che prenda l’iniziativa, però, mi arrapa da morire. Ho il cazzo tutto sbrodolato nelle mutande, pronto per la penetrazione, tanto ingombrante da starci dentro a malapena.
Mi toglie la camicia con passione, baciandomi dappertutto, mi tasta la pancia, eccitata dai miei addominali di ferro che sembrano quadrettati come una tavola di cioccolato. Mi cala i pantaloni e le mutande e rimane con la bocca semichiusa davanti al mio uccello. Io la vorrei sbattere con foga, ma la lascio fare.
Senza toccarmi il pene, che è nodoso e teso da chiedere pietà, mi ordina di sdraiarmi sul letto. Io acconsento. Sale in piedi sul materasso. Si libera del vestito e si mette con le gambe appena divaricate sopra di me. Posso vedere il rigonfiamento della sua passera, nonostante le luci soffuse, accentuato dal perizoma che si nasconde beato tra i suoi glutei succulenti. Io resto immobile. Sto soffrendo come un cane in un certo senso, ma non mi è mai capitata un’esperienza più sensuale e travolgente di questa.
Si tira giù le minuscole mutande, con attenzione, ma per stuzzicarmi mi poggia un piede sul petto. Posso scorgere tutto il meglio: il culo, ano incluso, e la fica bollente, madida di sesso. Finalmente si china su di me. Vorrei che me lo prendesse in mano, che mi scopasse, qualsiasi cosa, ma lei aspetta. Strofina appena un seno sulla mia cappella che sembra sul punto di scoppiare. Sto già ansimando, ma lei vuole dominarmi. E’ la prima volta che osa tanto, e mi fa un’enorme piacere.
Con il sedere rivolto verso di me, inginocchiata a cavalcioni, mi spinge la passera in faccia e io allungo la lingua più che posso. Mi monta sopra con il culo, quasi a infilarcisi dentro il mio naso, mentre mi soffoca con la fica. Io sospiro per rifiatare ma la sua lubrificazione copiosa mi gorgoglia in bocca. Si mette sui piedi e si tira su agilmente per un attimo per farmi respirare, poi, restando in equilibrio e tenendosi con le mani sul muro mi porge di nuovo la sua vagina. Ma poco alla volta, perché vuole che la desideri, che la brami. La tortura prosegue e io spingo nel vuoto con le anche: il mio cazzo non ne può più di quello strazio. Allora, finalmente, la magnanima dominatrice torna a poggiarsi sulle ginocchia e inizia a succhiarmi avidamente l’uccello: anche lei non resisteva più.
Strofinandomi la fica sul volto, premo energicamente la lingua sul clitoride. Lei viene, impazzisce! Un attimo dopo si volta, mi guarda, riprende il pene in bocca. Lo sento dentro, lo accoglie tutto come non era mai successo prima. Guardandola la mia eccitazione sale alle stelle, sempre più forte. Con uno spasmo micidiale mi piego, sobbalzando e le schizzo in bocca.

Autore: Biagio B.

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