Una giornata di studio intenso con un pompino

Mi stava succhiando il cazzo da mezz’ora, l’avevo invitata a casa mia per passare un pomeriggio insieme e studiare, alla fine avevamo messo da parte i libri dopo mezz’ora per interessarci ad altro.
Elena era una mia compagna di università, ci eravamo conosciuti il primo anno, avevamo subito stretto amicizia e si era creata un’intesa particolare, lei era fidanzata da due anni con un tipo che a me non piaceva molto.
Comunque, la mattina ci eravamo messi d’accordo che dovevamo studiare per un esame, lei era più brava di me in quella materia e mi avrebbe aiutato con piacere, bussò alla mia porta con tutti i buoni propositi.
Stavamo leggendo alcune cose quando i miei occhi caddero sulla sua scollatura, aveva un bel seno, lo avevo sempre pensato, non riuscivo a non guardarle le tette, a volte avevo anche scherzato sulla cosa per cercare di renderlo meno imbarazzante.
La verità è che mi piaceva troppo, mi era sempre piaciuta ma non avevo mai fatto niente perché era impegnata e non volevo ritrovarmi un sabato sera faccia a faccia col tipo e un occhio livido.
All’ennesima guardata, lei non riuscì a fare a meno di farmi notare in modo marcato che le stavo guardando le tette, io a quel punto annuii e le dissi che mi piacevano troppo.
Dopo quella mia affermazione me la ritrovai tra le gambe, il cazzo fuori i pantaloni e tra le sue mani, lo stringeva forte come se avesse paura che mi tirassi indietro, poi lo prese tutto in bocca e lo spompinò avidamente.
Lo faceva entrare e uscire dalla sua bocca, stuzzicava la cappella con la punta della lingua, poi lo leccò tutto nella lunghezza fino ad arrivare alle palle che succhiò per bene.
Le tolsi la maglietta di dosso, volevo vedere le sue tette grosse, posai una mano su una delle due e la strinsi, la sentii gemere di piacere, aveva il capezzolo duro, le piaceva mentre lo toccavo e lo stuzzicavo, io adoravo sentire la sua lingua muoversi energicamente intorno alla cappella e poi cercare di infilarsi nel buchetto minuscolo.
Avevo bisogno di un contatto maggiore, così le tolsi anche il reggiseno e i pantaloni, potevo sculacciarla direttamente sulla pelle nuda, infilai un dito sotto gli slip e le accarezzai il clitoride, lei continuava a succhiare il mio uccello, me lo stava facendo diventare durissimo.
Non pensava al suo ragazzo, le dissi che forse avremmo dovuto smettere ma in risposta mi salì addosso a cavalcioni e iniziò a muoversi avanti e indietro su di me, sentivo la sua figa sfregare contro il mio bastone duro, mi bagnava, bagnava gli slip e poi me ed era pazzesca.
Sentivo i suoi umori invadere la stanza e poi il mio cazzo bagnarsi sempre di più, come mi piaceva sentirlo umido di lei, le tolsi gli slip e lei continuò a sfregarsi su di me, il mio membro sempre più duro era pronto a farla godere.
La porcellina allargò ancora di più le gambe e accolse dentro la sua figa tutto il mio cazzo che entrò fino in fondo, lo sentii perdersi nella sua fessura, intanto mi baciava con tutta la lingua e mi leccava le labbra, la cosa mi faceva impazzire.
Mi leccava come se stesse ancora leccando il mio cazzo, era bello sentire la sua lingua sulle mie labbra, un contatto caldo e intimo, man mano scendeva lungo il collo e poi sul mio petto, mi leccò i capezzoli e mi disse che le piaceva troppo sentirlo dentro.
Era lei a dettare il ritmo, si muoveva su di me, spingeva veloce poi piano e poi ancora veloce, si sbatteva forte su e giù senza fermarsi, sembrava voler forzatamente godere a modo suo, non avevo potere di scegliere come fotterla, era lei che fotteva me.
Se il suo ragazzo avesse visto quella scena si sarebbe infuriato, per come me ne parlava era un tipo geloso, mi avrebbe ucciso di botte e poi avrebbe scopato lei fino a farle male.
Non mi importava di niente in quel momento, stavo godendo troppo per preoccuparmi del superfluo, le dissi di voltarsi, volevo metterglielo nella figa da dietro, la penetrai per bene, lei era seduta alla mia sinistra, mi distesi giusto quel po’ che serviva per entrarle dentro e la scopai.
La sentivo gemere di piacere ad ogni mio colpo, il mio cazzo affondava velocemente, lei mi supplicava di continuare con quel rimo, avevo trovato quello giusto, quello che la stava facendo godere senza limiti.
Le piaceva il modo in cui le tenevo i fianchi, le piaceva il modo in cui colpivo col bacino, me lo diceva e mi diceva di farglielo sentire sempre di più.
Volevo metterglielo nel culo ma non acconsentì alla mia richiesta, forse non lo aveva mai preso, forse era un posto riservato al suo ragazzo, a me piaceva tantissimo il sesso anale e rimasi un po’ deluso, ormai ci eravamo lasciati andare che superare i limiti era doveroso, ma non per lei
Le confessai che desideravo metterglielo dentro nel buchetto stretto ancora una volta senza però trovare altro consenso, a quel punto pensai che avrei dovuto lasciare stare e invece tirai fuori il cazzo e lo misi nell’ano senza pensarci.
Lei urlò per il dolore improvviso, io gemetti per il piacere inaspettato, affondai sempre di più e cominciai a scoparla forte, dopo una prima resistenza me lo lasciò fare, era una porcona esagerata e a ogni colpo andavo più vicino all’orgasmo che arrivò dopo poco, le riempii tutto l’ano di sperma e poi, soddisfatto, lo tirai fuori.
Lei lo leccò per bene per pulirmi, poi si rivestì, mi disse che avremmo dovuto continuare a studiare e così facemmo, ma da quella volta abbiamo stabilito un giorno preciso settimanale per metterci sopra i libri in senso letterale e godere insieme. Lei sta ancora con il fidanzato, un povero cornuto che non sa che ogni settimana mi inchiappetto la sua bella porcellina e la riempio del mio sperma caldo di cui è golosissima.

Autore: Biagio B.

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